Come proteggerci dai parabeni e da altri interferenti endocrini
Cosa sono gli interferenti endocrini
Negli ultimi anni sempre più spesso si sente parlare di interferenti endocrini, di quanto dannosi possono essere per il nostro organismo e del fatto che ci circondano quasi ovunque, li respiriamo, li applichiamo sul nostro corpo e li ingeriamo. Vediamo esattamente cosa sono e perché ci fanno male.
Gli interferenti endocrini, chiamati in inglese Endocrine Disrupting Chemicals (EDC), sono sostanze che alterano la normale funzionalità del nostro sistema endocrino, nello specifico interferiscono con la secrezione dei nostri ormoni, con il loro trasporto, il loro metabolismo e il loro legame con i recettori. A seconda della loro azione, vengono infatti classificati in tre categorie:
- sostanze che mimano gli ormoni dando luogo a una stimolazione in eccesso. Ad esempio possono riprodurre gli effetti degli estrogeni, (gli ormoni sessuali femminili), degli androgeni (gli ormoni sessuali maschili) e degli ormoni tiroidei;
- sostanze che si legano ai recettori all’interno della cellula impedendo il legame con l’ormone endogeno prodotto dal nostro organismo. Possono svolgere ad esempio un’attività anti-estrogenica o anti-androgenica;
- sostanze che interferiscono con la produzione o il controllo dell’uso di alcuni ormoni. Possono alterare per esempio il metabolismo del fegato.
I principali interferenti endocrini
Gli interferenti endocrini possono influenzare il nostro sistema endocrino, deputato alla produzione di ormoni, modificando il metabolismo e il delicato equilibrio ormonale. La loro interferenza sugli ormoni sessuali può avere un effetto dannoso sulla fertilità maschile e femminile, così come sull’embrione e sulle sue possibilità di impianto fino a causare un’alterazione del sistema riproduttivo, neuroendocrino e immunitario, che si manifesterà nel corso della vita del bambino. A seconda della loro origine possono essere classificati come:
- interferenti endocrini farmaceutici (parabeni);
- interferenti endocrini industriali (diossine, bifenili policlorurati);
- interferenti endocrini agricoli (funghicidi, pesticidi, insetticidi, erbicidi, fitoestrogeni);
- interferenti endocrini residenziali (ftalati, bisfenolo A, bifenili polibromurati);
- metalli pesanti (mercurio, piombo, arsenico, cadmio).
I parabeni
I parabeni (esteri dell’acido para-idrossibenzoico) sono un gruppo di composti chimici organici aromatici individuati come antimicrobici per la prima volta nel 1924. Queste sostanze sono prodotte sinteticamente sebbene la formula chimica di alcuni si avvicini molto a quella di sostanze prodotte in natura, sono inodore e insapore e largamente impiegate in qualità di conservanti nei prodotti cosmetici, in quelli farmaceutici e alimentari. Inibiscono efficacemente la crescita di batteri, fughi e lieviti che possono contaminare e deteriorare i prodotti.
Tra i vari interferenti endocrini mi soffermerò a parlarti dei parabeni in quanto più facilmente veniamo a contatto quotidianamente con essi ed ora capirai il perchè. Essi si possono infatti trovare in:
- cosmetici e dermocosmetici (creme solari e doposole, creme idratanti, struccanti, fondotinta, smalti, rossetti, eyeliner, matite, creme dermatologiche);
- prodotti per l’igiene della persona (saponi, dentifrici, deodoranti, shampo, prodotti per la cura dei capelli, per la barba e per l’igiene intima);
- prodotti per la pulizia della casa (detergenti);
- farmaci (terapie ormonali, antibiotici, sciroppi per la tosse, spray, gel, capsule molli, pomate, creme, sospensioni, lubrificanti intimi, colluttori, gocce per orecchie e naso, farmaci iniettabili, anestetici);
- cibi a lunga conservazione (pesce e carne in scatola, salsicce, maionese, sottaceti o sottoli, salsa di pomodoro, creme e dolci da forno industriali, bevande, succhi di frutta, caramelle).
Alcuni parabeni (isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene, pentilparabene sono stati vietati in cosmetica nel 2014 dalla commissione europea.
Altri sono invece permessi ma in limitate percentuali di utilizzo, qui di seguito ti riporto i nomi di questi parabeni in modo che tu possa riconoscerli quando leggi le etichette in particolare quando stai acquistando prodotti non provenienti dalla comunità europea:
- acido 4-idrossibenzoico, metilparabene (E218 ed E219), potassio etilparabene, potassio parabene, sodio metilparabene, sodio etilparabene, etilparabene (E214), sodio parabene, potassio metilparabene, calcio parabene: la soglia autorizzata è dello 0.4% per un singolo parabene e dello 0.8% per l’associazione di più parabeni diversi;
- butilparabene, propilparabene (E216), sodiopropilparabene, sodio butilparabene, potassio butilparabene, potassio propilparabene: la soglia utilizzabile è dello 0,14% sia per l’uso individuale che miscelato; Inoltre è vietato l’uso di tali conservanti nei prodotti da non risciacquare, destinati ad essere applicati nell’area del pannolino di bambini con età inferiore a 3 anni con l’obbligo di riportare sull’etichetta: “non utilizzare nell’area del pannolino”.
In realtà, in alcuni Paesi, nonostante si sia fissata questa soglia percentuale, i parabeni sono stati vietati categoricamente soprattutto in alcun prodotti come quelli per bambini.
Come puoi ben intuire la principale via di esposizione ai parabeni è rappresentata dall’assorbimento cutaneo di prodotti cosmetici e dall’ingestione di prodotti alimentari e farmaceutici. Più è prolungato il tempo di contatto con la nostra pelle o con il nostro intestino in caso di ingestione di cibi o farmaci, maggiore è il rischio che queste sostanze inducano allergia (irritazioni cutanee, orticaria, dermatiti) o che acumulandosi esercitino un’interferenza endocrina.
Interferenza endocrina: che rischi corriamo
Gli interferenti endocrini mimano l’azione degli ormoni e interagiscono con i loro recettori, in particolare i parabeni hanno mostrato avere una attività simil-estrogenica inducendo così nel nostro organismo reazioni che non sono state attivate dai nostri ormoni ma di cui mimano l’azione. Vediamo più da vicino gli effetti nella donna, nella gravida, sul feto e nell’uomo:
- effetti nella donna: l’esposizione prolungata ad elevati livelli di parabeni contribuisce a cambiamenti sfavorevoli in virtù della loro attività simil-estrogenica; è stata associata a malattie croniche in particolare endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, cancro al seno, malattie cardiache e persino obesità. In alcune fasi della vita della donna, come la gravidanza, sono state associate a maggior rischio per la salute;
- effetti in gravidanza: l’esposizione ai parabeni durante questo delicato periodo della vita di una donna si è dimostrata interferire con l’asse ipofisi-tiroide ed è stata associata a ridotti livelli di tiroxina (FT4) ed aumento dell’ormone tireostimolante (TSH) tali da richiedere la supplementazione con ormoni tiroidei data la loro importantissima funzione per il feto soprattutto nel primo trimestre di gestazione quando la tiroide fetale non si è ancora formata. Gli ormoni tiroidei materni infatti svolgono un ruolo fondamentale nelle prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso fetale;
- effetti sul feto: i parabeni possono arrivare al feto attraversando la barriera placentare e determinare uno sviluppo inadeguato del feto (riduzione della lunghezza e del peso fetale) e causare un’alterazione del sistema riproduttivo, neuroendocrino e immunitario, che si manifesterà nel corso della vita del bambino;
- effetti sull’uomo: i parabenei presentano proprietà anti-androgene e sembrano incidere negativamente sul numero degli spermatozoi comportando un peggioramento di diversi parametri di motilità ed esercitando un ruolo cruciale nella diminuzione della fertilità.
Dal momento che come avrai capito i parbene sono presenti in moltissimi composti, in maniera inconsapevole, utilizzando contemporaneamente preparati cosmetici, alimentari e farmaceutici contenenti parabeni, siamo esposti tutti i giorni a quantità eccessive, superiori a quelle stabilite dalla normativa vigente. Un atteggiamento prudenziale può consistere nel ridurre al minimo sia l’utilizzo di prodotti contenenti questi conservanti, sia la durata della loro assunzione.
Consigli pratici per ridurre l’assunzione degli interferenti endocrini
Qui di seguito ti riporto alcuni preziosi consigli semplici da seguire e di facile attuazione per cercare di ridurre al minimo l’assunzione involontaria ma ahimè dannosa di queste sostanze nocive:
- igiene personale e trucco: leggi bene l’INCI (International Nomenclature of Cosmetics Ingredients) ovvero la denominazione internazionale utilizzata per indicare i diversi componenti presenti all’interno di un prodotto cosmetico; ricerca prodotti naturali o biologici, senza conservanti chimici;
- farmaci: leggi bene la composizione sul foglietto illustrativo e individua la presenza di eventuali parabeni; parlane con il tuo medico o con il farmacista e chiedi se esistono altri medicinali con lo stesso principio attivo ma privi di tali conservati. Questo è importante soprattutto per chi assume terapie in cronico ove l’ingestione di interferenti endocrini è quotidiana e prolungata a volte per tutta la vita;
- in cucina: elimina ove è possibile la plastica, utilizza barattoli di vetro o ceramica per la conservazione degli alimenti. Poni attenzione alle pentole antiaderenti, elimina quelle che non sono si presentano più integre. Durante la cottura utilizza la cappa di aspirazione o assicurati un’adeguata ventilazione; limita di grigliare e arrostire i cibi evitando di carbonizzare la carne, privilegia quando puoi la cottura a vapore;
- pulizie: prediligi la pulizia con vapore, limita il più possibile il quantitativo di prodotti chimici, scegliendo ove possibile prodotti naturali ed efficaci come bicarbonato di sodio e aceto. Assicura il ricambio d’aria negli ambienti chiusi;
- alimentazione: leggi sempre bene le etichette, scegli alimenti provenienti da agricoltura e allevamenti biologici, opta per i prodotti freschi o congelati (meglio se non imballati con plastica) rispetto ai cibi in scatola. Scarta le parti dei cibi cotti che risultano bruciate (esempio crosta della pizza bruciacchiata) e limita gli alimenti affumicati;
- indumenti: evita i capi che sono stati trattati con antimacchia o idrorepellenti, questo vale anche per la scelta di mobilio o tappeti;
- cancelleria e prodotti per casa e ufficio: evita i prodotti in PVC morbido che contengono DEHP (dietilesilftalato utilizzato per rendere morbido appunto il cloruro di polivinile).
Per qualsiasi chiarimento non esitare a contattarmi, sarò felice di rispondere alle tue domande.



