Il diabete mellito

Il diabete mellito

Che cos’è il diabete mellito

Tutti quanti abbiamo sentito parlare di diabete mellito ma vediamo più nel dettaglio che cos’è. Il termine diabete mellito riunisce un gruppo di malattie metaboliche caratterizzate da iperglicemia conseguente a disordini della secrezione o della sensibilità insulinica o di entrambe.

Come si fa la diagnosi di diabete mellito

Ti sei mai chiesto: “Come faccio a sapere se ho il diabete?” Se sì, la risposta alla tua domanda la trovi facilmente facendo un prelievo di sangue; se nei tuoi esami è presente anche una sola di queste condizioni sotto riportate allora sei diabetico.

  • Presenza di sintomi tipici del diabete (poliuria, polidipsia, dimagramento) e riscontro di glicemia casuale ≥ 200 mg/dl.
  • Assenza di sintomi tipici e riscontro di almeno due valori di glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl.
  • Glicemia ≥ 200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di 75 g di glucosio (OGTT).
  • Emoglobina glicata (HbA1C) ≥ 48 mmol/mol (6,5%).

Devi sapere che oltre al diabete esistono altri stati meritevoli di attenzione in quanto possono portare ad un maggior rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari.

  • Alterata glicemia a digiuno (IFG o Impaired Fasting Glucose) in caso di riscontro di almeno due valori di glicemia a digiuno compresi fra 100 e 125 mg/dl.
  • Ridotta tolleranza al glucosio (IGT o Impaired Glucose Tolerance) in caso di riscontro di valori di glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio compresi fra 140 e 199 mg/dl.
  • Emoglobina glicata (HbA1C) compresa tra i 42 e 48 mmol/mol (6%-6,49%).

L’emoglobina glicata (HbA1C) è un esame del sangue molto importante, permette di valutare l’andamento medio delle glicemie giornaliere dei tre mesi precedenti il prelievo, di valutare il compenso glucidico e di controllare la risposta alla terapia in corso e la necessità di eventuali modifiche.

Come viene classificato il diabete mellito

Sicuramente avrai sentito parlare di diversi tipi di diabete che colpiscono sia i bambini sia gli anziani ma anche le donne in gravidanza. Ti spiegherò nello specifico quanti e quali tipi di diabete esistono e le principali differenze tra le varie forme. Devi sapere che il diabete mellito viene classificato in quattro categorie: diabete mellito tipo 1, diabete mellito tipo 2, diabete gestazionale e altri tipi di diabete. Qui sotto ti riporto più nel dettaglio la classificazione.

Diabete mellito tipo 1

Il diabete mellito tipo 1, un tempo denominato diabete giovanile, è causato dalla distruzione delle cellule del pancreas che producono insulina (beta-cellule); è su base autoimmune o idiopatica ed è caratterizzato da una carenza insulinica assoluta con tendenza a sviluppare chetoacidosi. Quando è su base autoimmune sono presenti marker di autoimmunità diretta contro le beta-cellule del pancreras: ICA (anticorpi anti insula pancreatica), anti-GAD (anticorpi anti decarbossilasi dell’acido glutammico), IAA (anticorpi anti insulina). Rappresenta il 10-15% di tutte le forme di diabete. La malattia può svilupparsi a qualsiasi età ma nel 90% dei casi esordisce prima dei 20 anni; la variante LADA, (Latent Autoimmune Diabetes in Adults), ha un decorso lento e compare invece nell’adulto.

Diabete mellito tipo 2

Il diabete mellito tipo 2, un tempo denominato diabete dell’adulto, è causato da un deficit per lo più parziale di secrezione insulinica che in genere progredisce nel tempo ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone e si instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale. Rappresenta l’85-90% di tutte le forme di diabete mellito e insorge in genere dopo i 40 anni in soggetti per lo più in sovrappeso.

Il diabete gestazionale

Il diabete gestazionale viene diagnosticato per la prima volta in gravidanza (nel secondo o terzo trimestre), in genere regredisce dopo il parto per poi ripresentarsi a distanza con le caratteristiche del diabete tipo 2 (il 40% delle donne sviluppa un diabete entro 10 anni). Insorge nel 2% delle gravidanze e si associa ad una più elevata mortalità e morbilità perinatale.

Altri tipi di diabete mellito

Esistono forme rare di diabete che insorgono nel corso di altre malattie o dopo l’assunzione di particolari farmaci, esse comprendono:

  • difetti genetici della beta-cellula (MODY- Maturity Onset Diabetes of the Young, diabete neonatale, DNA mitocondriale);
  • difetti genetici dell’azione insulinica (insulino-resistenza tipo A, leprecaunismo);
  • malattie del pancreas esocrino (pancreatite, pancreasectomia, tumori, fibrosi cistica);
  • patologie endocrine (acromegalia, sindrome di Cushing, feocromocitoma, glucagonoma);
  • iatrogeno (indotto da farmaci o sostanze tossiche quali glucocorticoidi, agenti immunosoppressori, tiazidici, diazossido, farmaci per il trattamento dell’HIV/AIDS);
  • infezioni (rosolia congenita);
  • forme rare di diabete immuno-mediato;
  • sindromi genetiche rare associate al diabete (Down, Klinefelter, Turner, Wolfram, Friedereich).

I sintomi del diabete mellito

I sintomi del diabete possono essere molto variabili, anche in relazione al tipo di diabete, possono essere intensi, imperiosi, ad insorgenza improvvisa o essere addirittura assenti. Vediamoli insieme nel dettaglio.

I sintomi del diabete mellito tipo 1

Nel diabete mellito tipo 1 la distruzione delle beta cellule pancreatiche avviene in un periodo relativamente lungo di mesi o anni, tuttavia l’esordio clinico della malattia è in genere improvviso con comparsa di polidipsia (aumento della sete), poliuria (aumento della diuresi), perdita di peso associata a polifagia (aumento dell’appetito) e astenia (stanchezza). Poiché vengono persi molti liquidi con le urine, la cute e le mucose tendono ad essere secche, l’organismo nel suo insieme sente l’esigenza di reintegrare i liquidi e, quindi, insorge una sensazione di sete intensa. La perdita di peso, invece, è dovuta al fatto che, in carenza o assenza di insulina, le cellule non possono sfruttare il glucosio nel sangue come fonte di energia per tutte le attività e suppliscono utilizzando fonti energetiche alternative, come le proteine muscolari e i grassi di deposito. Il progressivo consumo delle riserve a disposizione fa insorgere una sensazione di fame intensa mentre la notevole perdita di energia causa molta stanchezza anche a riposo. Il consumo di grassi, utilizzati come fonte energetica alternativa, provoca l’accumulo di corpi chetonici che vengono eliminate attraverso il sangue, le urine o nell’aria espirata (alito acetonemico). Se l’intero processo dura a lungo, l’acidità (pH) del sangue continua ad abbassarsi e il soggetto rischia la chetoacidosi che si manifesta, in genere, con disidratazione, vomito, dolori addominali, fame d’aria. Se viene trascurata, la chetoacidosi può portare al coma chetoacidosico, una grave complicazione acuta che, se non adeguatamente trattata, può essere fatale.

I sintomi del diabete mellito tipo 2

Nel diabete mellito tipo 2 la malattia è a lenta evoluzione. Al momento della diagnosi l’80% dei soggetti è in sovrappeso. Possono essere presenti aumento della sete e della diuresi (poliuria e polidipsia) mentre l’aumento dell’appetito (polifagia) ed il calo ponderale sono meno frequenti. Spesso vengono riferiti stanchezza, cefalea, parestesie e disturbi visivi. Più raramente una complicazione cronica può essere la prima manifestazione della malattia. Molte persone sono tuttavia asintomatiche e la malattia viene diagnosticata nel corso di indagini per altre patologie. Frequenti sono le infezioni cutanee recidivanti o croniche e nella donna il prurito vulvare e la vulvovaginite (micosi da Candida albicans). Una rara evenienza è il coma iperglicemico iperosmolare caratterizzato da iperglicemia grave (anche oltre 600-700 mg/dl), disidratazione estrema, iperosmolarità plasmatica e alterato stato di coscienza.

Le complicanze del diabete mellito

Devi sapere che le complicanze croniche del diabete mellito colpiscono molti apparati e sono responsabili della morbilità e mortalità associate a questa malattia. Abitualmente si manifestano in genere dopo circa dieci anni dall’insorgenza della malattia, tuttavia dato che il diabete mellito tipo 2 può avere un lungo periodo asintomatico di iperglicemia, molti individui presentano complicanze al momento della diagnosi. La maggior parte delle complicanze può essere prevenuta o ritardata con trattamento aggressivo precoce, volto a mantenere il controllo glicemico.

Le complicanze del diabete mellito si dividono in vascolari e non vascolari e sono simili nel diabete mellito tipo 1 e quello tipo 2. Le complicanze vascolari sono ulteriormente suddivise in microvascolari (o microangiopatiche) e macrovascolari (o macroangiopatiche).

Le complicanze microangiopatiche interessano i piccoli vasi di diversi organi e sono specifiche della malattia diabetica, comprendono la retinopatia, la nefropatia, la neuropatia e il piede di Charcot.

Le complicanze macroangiopatiche sono simili a quelle che si riscontrano in individui non diabetici ma si presentano con una maggior frequenza in persone con diabete mellito; esse includono la coronaropatia, l’arteriopatia e la malattia cerebrovascolare.

Le complicanze non vascolari comprendono disturbi gastrointestinali (gastroparesi, diarrea), genitourinari, le infezioni, le alterazioni cutanee, la perdita dell’udito, la malattia parodontale, la cataratta, il glaucoma.

La terapia del diabete mellito

Lo scopo della terapia del diabete mellito è quello di correggere le alterazioni metaboliche e prevenire le complicanze tardive della malattia o evitarne l’ulteriore evoluzione, ripristinando, se possibile, i valori glicemici ottimali senza tuttavia esporre il soggetto a rischio di episodi di ipoglicemia. Poiché i meccanismi responsabili del diabete mellito tipo 1 sono diversi rispetto a quello di tipo 2, anche gli approcci terapeutici sono diversi.

La terapia nel diabete mellito tipo 1

Nel diabete mellito tipo 1 è necessaria la somministrazione esogena dell’insulina associata alla dieta, per ripristinare l’equilibrio metabolico, e ad una regolare attività fisica. Lo schema di terapia raccomandato è quello detto basal-bolus da realizzare tramite terapia iniettiva con quattro somministrazioni al giorno oppure con microinfusore.

La terapia nel diabete mellito tipo 2

Nel diabete mellito tipo 2, invece, la capacità secretoria della beta cellula pancreatica è ridotta ma non esaurita. Molte persone con diabete mellito tipo 2 sono in sovrappeso e il calo ponderale, ottenuto con una corretta dieta (per consigli su quali cibi scegliere e quali evitare leggi il mio articolo Indicazioni dietetiche per chi soffre di insulino resistenza, prediabete e diabete mellito tipo 2“) e con l’attività fisica, migliora la sensibilità dei tessuti all’insulina e può normalizzare la glicemia. Se le misure dietetiche e comportamentali sono insufficienti, si ricorre all’utilizzo di farmaci. La scelta del farmaco deve essere compiuta considerando le caratteristiche del singolo paziente (in particolare la funzione renale che condiziona la prescrivibilità ed il dosaggio dei farmaci) e la presenza di possibili effetti favorevoli su eventuali patologie associate al diabete. A seconda del loro meccanismo di azione, i farmaci ipoglicemizzanti orali possono migliorare la secrezione di insulina del pancreas (secretagoghi), sensibilizzare i tessuti periferici all’insulina (sensibilizzanti), ridurre l’assorbimento gastrointestinale di glucosio e aumentare la glicosuria (perdita di zuccheri con le urine). Attualmente i farmaci disponibili in Italia sono la metformina, l’acarbosio, le sulfaniluree, la repaglinide, il pioglitazone, le gliptine (inibitori della DPP4), gli agonisti del recettore del GLP-1, le glifozine (inibitori SGLT2) e l’insulina.

Tabella riassuntiva

La Tabella 1 ti aiuterà a comprendere quali sono le principali caratteristiche e differenze tra il diabete mellito tipo 1 e il diabete mellito tipo 2.

Diabete mellito tipo 1Diabete mellito tipo 2
Età di esordioGeneralmente < 30 anniGeneralmente > 40 anni
ObesitàAssenteSpesso presente
Concordanza tra gemelli omozigoti40-50%Vicino al 100%
Secrezione insulinicaGravemente deficitariaVariabile
Tendenza alla chetosiPresenteAssente
Autoimmunità alla diagnosiPresenteAssente
Insulino-resistenzaOccasionalePresente
Insulino-dipendenzaRegolare e assolutaVariabile
SintomatologiaSempre presente (polifagia polidipsia, calo ponderale, astenia, debolezza muscolare)Generalmente assente o lieve (disturbi visivi, parestesie, prurito vulvare)
Comparsa di complicanzeAlcuni anni dopo la diagnosiSpesso presenti alla diagnosi
TerapiaInsulina dall’esordioDieta, farmaci orali, agonisti recettoriali GLP1, insulina
Prevalenza0,2-0,5%5,9%
Tabella 1 – Principali differenze tra il diabete mellito tipo 1 e tipo 2

In caso di dubbi, domande o consigli non esitare a contattarmi. Sono a tua disposizione per ulteriori chiarimenti o per una consulenza.

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