Tiroide e iodio
La tiroide
La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla, del peso di circa 10-20 grammi che si trova nella parte anteriore del collo, al di sotto del pomo d’Adamo. Ha due lobi collegati da un sottile istmo. La tiroide ricopre un ruolo fondamentale per l’organismo, in quanto è l’unica deputata alla produzione degli ormoni tiroidei, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4), contraddistinti dalla presenza rispettivamente di 3 e 4 atomi di iodio nella struttura della molecola. Affinché avvenga la produzione degli ormoni tiroidei è necessario che la tiroide sia funzionante, che ci sia un corretto apporto di iodio e che vengano rispettati i normali step biochimici. In tal senso, lo iodio viene captato dal sangue e trasportato all’interno delle cellule, ossidato dall’enzima tireoperossidasi (TPO). La T4 è un pre-ormone che deve essere convertito in forma attiva, (tri-iodotironina), per poter svolgere le proprie azioni. Questa conversione rappresenta un ulteriore punto importante di controllo della funzione tiroidea stessa ed è gestita da un gruppo di selenoproteine ricche appunto di selenio, chiamate deiodinasi (Ds). A livello del fisiologico, l’80% della T3 viene prodotta dall’azione della deiodinasi di tipo 1 a partire dalla T4, mentre solo il 20% viene prodotta direttamente dalla tiroide. In alcune patologie, il rapporto fT3/fT4 viene alterato. In caso di inadeguato apporto iodico, il rapporto fT3/fT4 aumenta. Questo fenomeno è dovuto a un’autoregolazione alla carenza iodica, con riduzione dei livelli circolanti di T4 e un mantenimento, o aumento, di quelli di T3.
La secrezione degli ormoni tiroidei è mantenuta in equilibrio da un fine sistema di regolazione, che coinvolge ipotalamo, ipofisi, tiroide e gli ormoni tiroidei stessi. La tireotropina (TSH), prodotta dall’ipofisi, è il principale stimolatore della produzione degli ormoni tiroidei ed è controllato dall’ormone rilasciante la tireotropina (TRH), sintetizzato dall’ipotalamo.
Lo iodio
Dov’è contenuto lo iodio
Lo iodio è il componente essenziale degli ormoni tiroidei. Questa sostanza introdotta con la dieta, viene assorbita dallo stomaco e dall’intestino e concentrata nella tiroide (circa l’80%), per poi essere utilizzata per la sintesi degli ormoni tiroidei. In natura la fonte principale di iodio è rappresentata dagli alimenti, soprattutto il pesce di mare, molluschi, alghe marine, sale poi a seguire l’aglio, i fagioli, i semi di sesamo, i fagioli di soia, gli spinaci, le bietole, le zucchine bianche, le cime di rapa, le uova, il latte e i suoi derivati, e le carni (Tabella 1). La quantità di iodio presente nella frutta e nella verdura dipende dalla presenza di esso nel terreno sul quale sono cresciute. Così come la quantità di iodio presente in latte e carne dipende dal tipo di alimentazione dato all’animale e da eventuali supplementi in mangimi.
| Alimento | Contenuto medio di iodio |
|---|---|
| Alghe brune (fucus vescicolosus, laminaria japonica, laminaria digitata, kelp, kombu) | 5-11 mg/kg se essiccate |
| Pesce marino | da 1220 μg/kg a a 2,5 mg/kg |
| Crostacei e molluschi | da 798 μg/kg a 1,6 mg/kg |
| Sale marino | 1,4 mg/kg |
| Latte vaccino | 50-200 μg/L |
| Uova | 70-90 μg/kg |
| Frumento e cereali | 47 μg/kg (a seconda della zona di coltivazione) |
| Pesce d’acqua dolce | 30 μg/kg |
| Carne | 50 μg/kg |
| Frutta | 18 μg/kg |
| Legumi | 30 μg/kg |
| Verdura | 29 μg/kg |
Quanto iodio al giorno bisogna assumere
L’assorbimento dello iodio viene limitato da alcuni alimenti, definiti gozzigeni, quali le verdure crucifere (cavolo, cavolfiore, broccoli), le patate dolci, la soia. Normalmente questa interferenza non causa problemi, a patto che non sia già presente uno stato carenziale di iodio. Una volta assorbito, lo iodio o viene catturato dalla tiroide o altrimenti viene escreto. Durante l’allattamento lo iodio viene escreto e si concentra nel latte materno da 20 a 50 volte di più che nel sangue.
Il fabbisogno quotidiano di iodio è di 150 µg (microgrammi) nell’adulto e aumenta in gravidanza e durante l’allattamento; ogni donna che programmi una gravidanza dovrebbe iniziare ad assumere circa 250 µg di iodio al giorno, come raccomandato dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), e l’assunzione dovrebbe proseguire fino al termine dell’allattamento al seno (Tabella 2).
| Età e condizioni fisiologiche | Dose giornaliera di iodio raccomandata |
|---|---|
| Bambini in età prescolare (0-59 mesi) | 90 µg |
| Bambini in età scolare (6-12 anni) | 120 µg |
| Adulti (sopra i 12 anni) | 150 µg |
| Donne in gravidanza e allattamento | 250 µg |
I disturbi da carenza di iodio
Dal momento che la tiroide dipende dall’ambiente esterno per l’apporto di iodio, un’alimentazione non adeguata influenza fortemente la normale funzione tiroidea e uno stato di carenza iodica è ancora presente in aree molto estese del territorio nazionale. In presenza di insufficiente apporto di iodio, anche la quantità intra-tiroidea di iodio si riduce, determinando una riduzione della sintesi di ormoni tiroidei; ciò provoca un aumento della secrezione di TSH che stimola la sintesi degli ormoni da parte della tiroide. Se questa situazione permane e si protrae nel tempo, si verifica un aumento di volume della tiroide (gozzo), che rappresenta una delle manifestazioni conseguenti al deficit nutrizionale di iodio. Questo gozzo diffuso risponde positivamente alla somministrazione di iodio fino a quando non si trasforma in gozzo nodulare, poco trattabile con somministrazione orale.
La carenza di iodio si traduce in diverse patologie, più o meno gravi a seconda dell’età e del sesso. A seconda della gravità, della durata e del periodo di esposizione alla carenza di iodio si possono avere danni a carico della fertilità, della crescita e dello sviluppo puberale, del sistema nervoso centrale e periferico. La gravidanza e l’infanzia sono le fasi della vita in cui carenze di iodio anche lievi possono provocare dei danni irreversibili.
Qui sotto sono elencati i disordini da carenza di iodio nelle varie fasi della vita.
- In gravidanza e durante lo sviluppo fetale: la gravidanza è caratterizzata da una aumentata richiesta di ormoni tiroidei da parte della unità feto-placentare. La tiroide materna si deve pertanto adattare a questa situazione producendo una quantità di ormoni circa 1,5 volte maggiore rispetto a quella prodotta in precedenza. Questa situazione richiede che tutto il sistema enzimatico della tiroide lavori in modo adeguato e che ci sia una adeguata introduzione di iodio, il principale substrato per la sintesi degli ormoni tiroidei. Particolarmente sensibile alla carenza di iodio è il sistema nervoso del nascituro. Il cervello inizia a svilupparsi intorno alla 3a-4a settimana di vita intrauterina sotto l’azione degli ormoni tiroidei. Il feto inizia a produrre i propri ormoni tiroidei solo a partire dalla 12a settimana, di conseguenza nel primo trimestre il corretto sviluppo del cervello e degli organi dipende dagli ormoni tiroidei della madre che passano attraverso la placenta. In questa fase un apporto alimentare inadeguato di iodio da parte della madre può avere un impatto negativo sullo sviluppo del cervello fetale. Le conseguenze di una ridotta concentrazione di ormoni tiroidei materna legata alla carenza di iodio sono proporzionali al grado di deficit tiroideo materno, vanno da un disordine di attenzione con iperattività e una sostanziale diminuzione del quoziente intellettivo (cosiddetto cretinismo), a una grave disfunzione mentale e a una aumentata morbilità-mortalità neonatale.
- Nel neonato: la carenza di iodio conduce a ipotiroidismo neonatale e a gozzo (aumento di volume della ghiandola tiroidea) neonatale.
- Nella fase dell’adolescenza: in questa fase della vita la carenza di iodio può esitare in gozzo, ipotiroidismo giovanile, ritardo mentale, difetti neuropsichici minori e ritardo di accrescimento.
- Nella vita adulta: nell’età adulta la carenza di iodio può determinare la comparsa del gozzo e delle sue complicanze, ipotiroidismo, deficit intellettivo e ridotta fertilità.
La prevenzione della carenza di iodio
Per prevenire la carenza di iodio, l’OMS raccomanda di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchito con opportune quantità di iodio. In Italia nel 2005 è stata approvata una legge che ha introdotto un programma nazionale di iodoprofilassi attraverso l’uso di sale iodato. La profilassi iodica consiste nell’assunzione di sale fortificato con 30 mg di iodio/kg. Esso ha lo stesso aspetto del sale per uso alimentare, non ha odori o sapori particolari.
Il sale iodato può far male?
Il sale iodato è un alimento non un farmaco, aggiunge solamente iodio all’alimentazione e ne integra la carenza. L’attuazione della profilassi iodica attraverso l’uso del sale iodato non è in contrasto con le raccomandazioni dell’OMS relative alla riduzione del consumo di sale per la prevenzione dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari. Queste raccomandazioni prevedono un consumo non superiore a 5 g al giorno negli adulti e a 2-3 g nei bambini sopra il primo anno di vita. Mantenendo comunque il consumo del sale entro queste raccomandazioni, l’uso del sale arricchito con iodio aggiunto agli alimenti consente di raggiungere una quantità giornaliera di iodio pari a 90-150 μg, sufficiente a garantire un adeguato apporto di iodio.
Chi deve limitare l’apporto di iodio?
Come la carenza può compromettere la funzionalità e morfologia tiroidea, anche l’eccesso, può fare altrettanto. Ad esempio, l’eccesso può comportare l’innesco di ipotiroidismo o ipertiroidismo, patologie autoimmuni e attivazione di noduli tiroidei. In particolare in caso di pazienti con tiroidite autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto, è bene non somministrare iodio in quando esso può andare a causare un aumento degli anticorpi stessi, ma soprattutto si può riscontrare un aumento del rilascio di citochine proinfiammatorie.
Cosa succede in caso di eccesso di iodio?
La supplementazione di iodio, però, deve essere accuratamente controllata in quanto anche un eccesso di micronutriente può comportare danno alla tiroide stessa. L’intossicazione cronica si può sviluppare quando l’assunzione è > 1,1 mg/die. La maggior parte dei soggetti che ingerisce una quantità eccessiva di iodio rimane eutiroidea. Alcuni soggetti che ingeriscono quantità eccessive di iodio, particolarmente se ne erano stati carenti in precedenza, sviluppano ipertiroidismo (fenomeno di Jod-Basedow). Paradossalmente, la captazione eccessiva di iodio da parte della tiroide può inibire la sintesi dell’ormone tiroideo (chiamato effetto Wolff-Chaikoff). Così, l’intossicazione da iodio può alla fine provocare gozzo o ipotiroidismo.
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